"Un patchwork. Come un abito ottenuto cucendo insieme pezzi di stoffa diversi per colore, forma e tessuto. In barba a chi, poco informato, la considera una città in grigio, Bruxelles ha colori e contrasti da vendere. A cominciare dall'essere un rompicapo politico: spartiacque bilingue tra nord fiammingo e sud vallone, è capitale del Belgio e pure dell'Unione Europea, con tutta la babele di idiomi che ne consegue. Ma è anche mosaico sociale, con quartieri abitati da immigrati poveri che s'incastrano nelle eleganti architetture Art Nouveau dove si sono insediati borghesi, diplomatici ed expat. Al mercato delle pulci di Place du Jeu de Balle si confrontano coppie altolocate con levrieri al seguito che cercano pezzi d'epoca per arredare la loro villa di Uccle ad altre che abarcano il lunario vendendo chincaglierie. Non fa eccezione, in questo collage urbano, il quartiere alla moda di Bruxelles, anzi quello della moda: il Dansaert.
Vicino geograficamente alla Grand'Place, salotto d'Europa preso d'assalto dai turisti, il Dansaert dista dalla piazza anni luce per atmosfera. Qui, su un'area prima degradata pur nel cuore della città , abitano stilisti locali, una colorata fauna di creativi che ha fatto nascere un movimento legato alla moda e al design. Su Rue Dansaert, asse del quartiere, le vetrate technicolor del ristorante Bonsoir Clara fronteggiano gli stuzzichini spagnoli che girano a mo' di sushi sul nastro del ristorante Comocomo, edifici eleganti guardano dall'alto in basso quelli trasandati, lo stile rétro di Nicholas Woit, fashion designer ispirato dagli Anni 30-50, ammicca alle intuizione contemporanee di Aleksandra Paszkowska che nella sua linea Y-dress? mette insieme humour e intuizione low-tech. Un esempio? L'emergency wedding dress per un matrimonio all'ultimo minuto, racchiuso in una pochette da inserire nel bagaglio a mano.
Pochi passi dallo shop di Aleksandra ed eccoci al centro di Place du Nouveau Marché aux Grains con gli showroom di Johanne Riss e Christophe Coppens, ma anche con un campo da basket che sembra uscito da un film di Spike Lee, frequentato com'è da giovani "fratelli" nordafricani.
Basta niente, che il Nouveau Marché aux Grains cmabi denominazione in Vieux, dall'altro lato della strada e la piazza ritrova l'aspetto del vecchio mercato di una volta, complice il Caffè De Markten, centro culturale fiammingo che appena può sposta in strada sedie e tavolini. Dove trovano posto giovani e anziani, studenti e intellettuali, sotto lo sguardo nel vuoto dei clochard accampati ai lati della chiesa Sainte-Catherine, in fondo alla piazza. Rue Dansaert si spegne nell'anonimato nei pressi del Canal de Charleroi, tra phone center e caffè turchi."
Leggi la seconda parte del racconto.
Arturo Di Casola
Weekend & Viaggi - 1 aprile 2009 - www.edmaster.it