L'unicità di stile e di messaggio rispetto ai contemporanei fiamminghi è ben rappresentata dal Giudizio Finale di Hieronymus Bosch, esposto al Groeninge Museum di Brugge: creature mostruose e demoni infieriscono su un’umanità condannata all’eterno tormento in uno scenario apocalittico ma anche bizzarro, dominato dai particolari più fantastici. L’osservatore, infatti, potrà scoprire un'infinità di dettagli, spesso impercettibili ad una prima lettura. E se nella parte superiore del dipinto è presente uno scorcio di paradiso, dominato dalla figura del Cristo contornato da angeli e santi, il resto è dominato da anime dannate e infernali creature che infieriscono sulle prime in modi singolari, creando un binomio assoluto anche nelle tonalità dei colori.
È sicuramente un lavoro singolare nell’ambito della pittura religiosa dell'epoca, lavoro cui fa eco la visione di Pieter Bruegel. La sua prima fase artistica è infatti stilisticamente molto vicina a quella di Bosch, molto stimato da Bruegel e dal quale attinge per la visione fantastica delle sue opere, peraltro prive di quel pessimismo così significativo e onnipresente nelle opere di Bosch.
E da Brugge dobbiamo spostarci a Brussel per poter ammirare La caduta dell’angelo ribelle, presso i Musei Reali di Belle Arti. Si è dinnanzi ad una cascata di figure, dominate al centro dall’arcangelo Michele, difensore della verità divina, che circondato dagli angeli fedeli in veste bianca, cacciano gli angeli ribelli che appaiano ormai privi della natura angelica e sempre più vicini nella forma alle creature bizzarre e demoniache a forma di pesce o con ali di farfalla. Similmente alle opere di Bosch, non mancano elementi fantastici e bizzarri, che lasciano l’osservatore stupefatto di fronte alla forza della sua immaginazione creativa, dal carattere anche moderno.