Mentre passeggiavo per Anversa tra un negozio di moda e l’altro, mi soffermai ad osservare le facciate del centro storico; mantenevano l’austera e tipica influenza gotica, memoria di un passato iconoclasta protestante, eppure strizzavano l’occhio al Barocco, era quasi una profusione di ori e stucchi.
In effetti Anversa tra il XVI e XVII secolo divenne un importante centro commerciale e mercantile, surclassando le medievali potenze di Gent e di Brugge; le sue confederazioni delle arti (le Gilde) accumulavano ricchezza, prestigio e potere; in quel tempo la Spagna (dominatrice dei Paesi Bassi Spagnoli), grazie alle nuove colonie americane, era un paese ricchissimo, l’Inghilterra viveva la sua età più florida, Venezia era ancora una potenza nel commercio delle spezie, l’Italia viveva il rinascimento e le Fiandre producevano e commerciavano lane, tessuti, arazzi. Molti di questi scambi passavano per il porto di Anversa, rendendola sempre più florida.
Le Gilde di Anversa divennero finanziatrici degli artisti del tempo, considerati gli unici capaci di rendere visibile la loro nuova potenza e il loro aumentato prestigio. Fu un periodo di grande produzione artistica, con uno stile nuovo, nato dalla sintesi tra l’influenza dei grandi Maestri italiani e la tradizione dei Primitivi fiamminghi e della dinastia dei Bruegel, uno stile che si può dire sintetizzato nell’opera di Pieter Paul Rubens, di Antoon Van Dyck e degli altri che sempre più lasciarono il manierismo per addentrarsi nel barocco.