Dedicare qualche giorno alla scoperta delle città che rappresentano la culla della pittura fiamminga può essere un'esperienza realmente esaltante per chi ama le arti figurative. Brugge è ancora oggi città medievale intatta, come potremmo ammirarla sul fondo di un dipinto di Jan van Eyck o di Roger van der Weyden o di Hugo van der Goes e il suo museo civico conserva spettacolari opere di Hans Memling. Gent ospita nella sua cattedrale l'espressione suprema dell'arte fiamminga del '400, il Polittico dell'Agnello Mistico di van Eyck.
Gli esperti e, in generale, chi ama l'arte, sanno bene che l'identificazione di un gruppo di pittori con l'aggettivo "primitivi fiamminghi" non ha alcun riferimento negativo. Il termine è un tributo alla migliore produzione artistica del tardo medioevo e del periodo che anticipa il Rinascimento, che vede nella pittura a olio la tecnica che ha agevolato la fama di questa schiera di talenti che l'hanno adottata e migliorata.
Per quanto sia aperto il dibattito circa la paternità di questa tecnica, è universalmente accettato che la vera rivoluzione che i Primitivi Fiamminghi apportarono non fu nella composizione dei colori quanto nella tecnica di stesura e nella rappresentazione della luce. Si può dire che per la prima volta la luce faccia qui il suo vero ingresso nell'arte pittorica, da cui deriva il preciso espediente, divenuto poi marchio di fabbrica "fiammingo", della pittura d'interni: la scena è sempre rappresentata all'interno di un edificio, con una fonte luminosa ben precisa che contribuisce a un effetto innovativo e straordinario per l'epoca, che potremmo definire fotografico.